Enciclica col Papa, Anticristo di Thiel, AI «pericolosamente capace» e Fable 5: chi è davvero Anthropic?

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Enciclica col Papa, Anticristo di Thiel, AI «pericolosamente capace» e Fable 5: chi è davvero Anthropic?

Esiste una coincidenza linguistica che vale la pena notare prima di entrare nei fatti.

Anthropic viene dal greco anthropos: essere umano. L'enciclica che Papa Leone XIV ha presentato il 25 maggio 2026 si chiama Magnifica Humanitas — la grande umanità. Due nomi, costruiti sullo stesso campo semantico, che si incontrano nello stesso momento storico, nello stesso edificio.

Non è necessariamente un segnale. Ma è un buon punto di partenza per una domanda che merita di essere posta con calma: quando due soggetti così diversi condividono lo stesso vocabolario, cosa stanno davvero dicendo — e a chi?


L'enciclica

Il 25 maggio 2026, nell'Aula del Sinodo vaticano, Leone XIV presenta Magnifica Humanitas, firmata il 15 maggio. Il documento è dedicato alla «custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale».

Il messaggio centrale è netto: l'IA va disarmata, sottratta alla logica della competizione militare, economica e conoscitiva. Bisogna impedirle di dominare l'umano, rompere l'equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare.

C'è anche una critica esplicita al potere concentrato, formulata con una precisione insolita per un documento ecclesiastico: «Dietro questa enorme forza invisibile che ci coinvolge tutti, c'è solo una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della "persona dell'anno 2025", ovvero gli architetti dell'intelligenza artificiale».

In quella sala, seduto tra cardinali e teologi, c'è Christopher Olah — cofondatore di Anthropic, responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA. Una delle aziende a cui il Papa allude è, con ogni probabilità, quella di cui Olah è cofondatore.

La sua presenza non è casuale. A fine marzo 2026, Anthropic aveva organizzato nella sua sede di San Francisco un seminario insolito: quindici leader religiosi e teologi cristiani riuniti insieme ai ricercatori dell'azienda, per costruire un confronto esterno sul comportamento etico e morale dei suoi modelli futuri. Un gesto che, nel linguaggio delle grandi aziende tech, si chiama outreach. Nel linguaggio della diplomazia, si chiama costruzione di relazioni.

Al Vaticano, Olah dice qualcosa che raramente si sente da un dirigente di un'azienda prossima ai mille miliardi di valutazione: ogni laboratorio di frontiera — Anthropic incluso — opera all'interno di incentivi e vincoli che a volte confliggono con il fare la cosa giusta. Ed è proprio per questo, aggiunge, che è enormemente importante avere persone al di fuori di quegli incentivi, disposte a dire cose difficili.

È un'ammissione onesta. Ed è anche, come vedremo, solo una parte della storia.


Il contesto che reincornicia tutto

Per capire cosa sta succedendo davvero, è utile uscire dall'Aula del Sinodo e guardare il calendario.

16–19 marzo 2026. A Roma, in un palazzo rinascimentale non lontano dal Vaticano, Peter Thiel — miliardario co-fondatore di Palantir — tiene quattro conferenze private su invito. Il tema: l'Anticristo. La tesi centrale: l'Anticristo non è necessariamente una persona, ma potrebbe manifestarsi come sistema di governo globale che prende il controllo sfruttando le paure legate all'intelligenza artificiale. La conclusione pratica, sintetizzata da chi era presente: qualsiasi tentativo di regolamentare l'AI, di stabilire organismi di governance globale, di frenare lo sviluppo tecnologico — diventa, in questo quadro, una preparazione al suo regno. Due istituzioni cattoliche prendono pubblicamente le distanze.

25 maggio 2026. Olah siede tra i cardinali. Il Papa critica la concentrazione di potere nelle mani di pochi privati. Anthropic raccoglie l'invito al dialogo.

1 giugno 2026. Sette giorni dopo l'enciclica, Anthropic deposita la sua S-1 alla SEC. Il round Serie H si è appena chiuso: 65 miliardi di dollari raccolti, valutazione post-money a 965 miliardi. Il revenue run-rate annualizzato ha superato i 47 miliardi di dollari. L'azienda si prepara a quella che potrebbe essere una delle più grandi IPO della storia.

5 giugno 2026. Anthropic pubblica un lungo blog post firmato da Jack Clark e Marina Favaro, responsabile dell'Anthropic Institute. Il messaggio: bisogna poter mettere in pausa lo sviluppo dell'AI. La tecnologia sta avanzando così velocemente — la capacità di completare compiti autonomamente raddoppia ogni quattro mesi — che esiste il rischio concreto di perdere il controllo. Serve un meccanismo coordinato tra i principali laboratori.

9 giugno 2026. Quattro giorni dopo il blog post sulla pausa, Anthropic rilascia Claude Fable 5 — la versione pubblica del suo modello più potente, tenuto in riserva per mesi a causa di preoccupazioni per la cybersecurity. In fase di test, nella sua versione riservata Mythos Preview, il sistema era stato in grado di identificare e sfruttare vulnerabilità zero-day in ogni sistema operativo e browser principale quando guidato in quella direzione. Anthropic stessa scrive al momento del rilascio: «Rilasciare un modello così capace comporta dei rischi. Senza guardrail, le capacità di Fable 5 in aree come la cybersecurity potrebbero essere usate per causare danni seri».

Undici settimane. Una manciata di eventi, tutti reali, tutti documentati, che messi in fila producono una sequenza difficile da leggere con una sola chiave interpretativa.


La struttura del problema

Bella l'umanità. Belle le buone intenzioni.

Eppure i fatti raccontano qualcosa di più complesso.

Siamo immersi in un ciclo perpetuo in cui qualcuno — sempre diverso, sempre "migliore" — si presenta come il garante. Un'istituzione, un'azienda, un leader. Il meccanismo non è necessariamente malevolo. Spesso è sincero. Ma la sincerità non cambia la struttura degli incentivi dentro cui opera chi parla.

Dietro ogni posizionamento pubblico c'è qualcosa di concreto: contratti, investitori, mercati, pipeline. E ciò che emerge dai documenti depositati alle autorità di vigilanza, dalle partnership annunciate, dai bilanci pubblici è spesso più eloquente di qualsiasi discorso.

Ci sono tre livelli da tenere insieme per leggere questa storia senza semplificarla.

Il primo: il Vaticano si posiziona come voce morale indipendente sull'IA, fuori dagli incentivi commerciali di Big Tech. Leone XIV non è ingenuo. Dialogare con Anthropic in questo momento — con un'amministrazione americana che spinge verso un'AI militarizzata e priva di vincoli — è anche una mossa di posizionamento istituzionale. La Chiesa si colloca come ago della bilancia tra Silicon Valley estrema e un vuoto regolatorio globale. Utile per la propria rilevanza, non solo per l'umanità.

Il secondo: Anthropic, a differenza di OpenAI, Google o Meta, cerca legittimazione esterna e chiede esplicitamente di essere tenuta in controllo. Olah va al Vaticano invitato, e dice «abbiamo bisogno di voi». È una postura rara nel settore. È anche, oggettivamente, la postura che in un momento di regolamentazione imminente vale miliardi in credibilità istituzionale.

Il terzo: c'è un collegamento che vale la pena osservare con attenzione, senza enfasi ma senza ignorarlo.

Palantir è stata l'azienda che, nel 2025, ha portato i modelli di Anthropic negli ambienti più riservati — quelli classificati, quelli governativi, quelli a cui il pubblico non ha accesso. Il suo chairman è Peter Thiel: lo stesso che a marzo era a Roma a teorizzare che mettere freni all'AI è un atto contro la civiltà occidentale. Lo stesso ecosistema, due messaggi opposti, nello stesso periodo, nella stessa città in cui due mesi dopo Anthropic stringe la mano al Papa.

Palantir non è un'azienda qualunque. È nota per i contratti con agenzie di intelligence, per i sistemi di analisi dei dati in contesti operativi che difficilmente si associano al vocabolario della Magnifica Humanitas. Documenti pubblici depositati alla SEC descrivono espansioni di capacità verso contesti che il linguaggio istituzionale chiama "difesa" e che il linguaggio comune chiama altro. Non è un segreto — è nelle loro stesse comunicazioni agli investitori.

Qui la storia si complica, e in modo interessante. Nel marzo 2026, il Pentagono ha dato un ultimatum ad Anthropic: rimuovere i guardrail dai modelli per renderli utilizzabili in operazioni militari senza restrizioni. Anthropic ha rifiutato. Il Dipartimento della Difesa li ha etichettati come "rischio nella supply chain" e ha avviato il processo per rimuoverli dai sistemi. Un titolo di CNBC del 9 marzo 2026 lo sintetizza in modo diretto: Anthropic was the Pentagon's choice for AI. Now it's banned.

È una notizia che avrebbe dovuto cambiare la narrazione pubblica su Anthropic. In parte lo ha fatto. Ma quello che rimane, una volta che la storia di un'azienda entra negli ambienti classificati attraverso un partner, non scompare con un rifiuto. La domanda strutturale rimane: quando dici che vuoi proteggere l'essere umano dall'AI, e allo stesso tempo il tuo modello ha già circolato in quei contesti, attraverso un partner il cui chairman sostiene che regolamentare l'AI è un errore storico — di quale essere umano stai parlando, esattamente? E chi decide dove si ferma la linea?


La favola

E poi c'è Fable 5.

Il nome scelto da Anthropic per il suo modello più potente — quello tenuto in riserva per mesi, quello che la stessa azienda descrive come capace di causare «danni seri» senza guardrail adeguati — è Fable. Favola. Una storia edificante, con una morale alla fine.

Quattro giorni dopo aver chiesto pubblicamente al settore di coordinarsi per rallentare lo sviluppo dell'AI, Anthropic rilascia il modello più avanzato che abbia mai messo a disposizione del pubblico generale. Un modello che era stato trattenuto esattamente per le preoccupazioni di sicurezza che il blog post del 5 giugno descriveva con toni urgenti.

La sequenza è lì, nei comunicati stampa ufficiali, nelle date, nei numeri.

Ma quello che colpisce di più non è la sequenza. È il nome.

Anthropic: l'essere umano. Magnifica Humanitas: la grande umanità. E il modello più potente mai rilasciato al pubblico, quello su cui l'azienda stessa esprime riserve, si chiama Fable — favola. Come se, in fondo, qualcuno dentro quella stessa azienda avesse scelto il termine più onesto disponibile per descrivere la distanza tra ciò che si racconta e ciò che si fa.

Non è detto che sia intenzionale. Forse è solo un nome di marketing. Ma nel momento in cui un'azienda che porta il nome dell'essere umano, alleata con il Papa che celebra la grande umanità, rilascia uno strumento potenzialmente pericoloso chiamandolo favola — vale la pena fermarsi un secondo.

Le favole, nella tradizione, hanno sempre una morale. Il problema è capire per chi è scritta.


La domanda che rimane

C'è una cosa che rende questa storia particolarmente difficile da archiviare.

Non è la malafede. Non è la corruzione. È qualcosa di più sottile: la possibilità che tutto sia simultaneamente vero. Che Anthropic creda davvero nei rischi dell'AI. Che il Papa sia sinceramente preoccupato per la dignità umana. Che Olah intendesse ogni parola di quella ammissione al Vaticano. E che, allo stesso tempo, la struttura dentro cui tutti questi attori operano — competizione globale, compute costs miliardari, IPO imminenti, logica del "se non lo facciamo noi lo fa qualcun altro" — produca risultati che nessuno di loro, preso singolarmente, sceglierebbe.

Anthropic. Magnifica Humanitas. Due nomi costruiti sull'essere umano, che si incontrano nella stessa settimana, nella stessa città, con la stessa retorica.

La coincidenza linguistica con cui abbiamo aperto non era un dettaglio decorativo. Era, forse, il punto più onesto di tutta la storia: quando il linguaggio dell'umanità viene usato da tutti, nessuno escluso, vale la pena chiedersi non chi lo pronuncia con più convinzione — ma chi ha il potere, concreto, di trasformarlo in qualcosa che duri più di un comunicato stampa.

La risposta, per ora, non c'è. Ma la domanda merita di restare aperta.


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